L’usignolo di provincia
Literary, 30-03-2011, Maria Grazia Carraroli
Il romanzo di Angelo Australi L’usignolo di provincia è nato, come si legge nella Premessa dell’autore, dal bisogno di dare continuità a racconti già pubblicati, nei quali il protagonista Spartaco agiva e cresceva dentro uno scenario interiore e una realtà fattuale che s’identificava con quella d’una comunità familiare e provinciale degli anni sessanta. Attorno al protagonista ruotano i personaggi a lui vicini: Salamandra, l’amico più grande di età, esperto di meccanica, che ha lasciato la scuola per inseguire il sogno di costruirsi da solo una motocicletta… e che, nonostante sia ribelle e poco frequentante, è tenuto in grande considerazione dal Parroco, don Paolo, essendo prezioso elemento per la sua squadra di calcio.
Un altro amico di Spartaco è Dario, con il quale si trova a condividere una elettrizzante avventura in Sacrestia, alle prese con le lucciole del mese di Maggio. La madre Giulia e la nonna Ginetta sono le donne di casa tutte dedite alla cura della stessa e delle persone di famiglia. Il padre Ernesto, ex vetraio, vive la sua necessitata condizione di muratore pendolare con la frustrazione di chi non ce l’ha fatta a causa del progresso e dell’avvento della plastica, e sfoga la sua rabbia giocando in modo compulsivo alle carte.
Nella platea dei personaggi delineati con tratti sobri e sicuri, molto importante è il nonno paterno Rutilio, ex barbiere, ex sarto, che di notte scrive poesie e prepara le recite della Compagnia teatrale della Parrocchia. Lo chiamano “Sindaco” per simpatia e perché è persona a disposizione di tutti che a tutti offre il suo servizio, anche dopo aver chiuso bottega a causa di un devastante allagamento. A tutti sa generosamente dispensare la sua saggezza e l’enciclopedico sapere: ne aveva letti di libri, molti dei quali erano allineati negli scaffali del retrobottega, libri che ogni tanto Spartaco sfogliava…
Nonno Rutilio vive nel ricordo nostalgico del figlio morto di pleurite nel ’45 per conseguenze belliche (ma sarà
vero? Il fratello Ernesto fa intuire che…). Il giovane era pittore di quadri e di scenografie teatrali, e voleva studiare per farsi prete. Di lui campeggia nel retrobottega una foto che il protagonista osserva spesso, rilevandovi una straordinaria somiglianza : solo i capelli erano diversi, i suoi essendo rossi, mentre quelli dello zio, biondi, come spesso gli ripetevano in casa…
Attorno a questa umanità familiare e amicale ruotano personaggi minori dentro quegli stessi spazi che s’inoltrano nel verde per aprirsi in strutture organizzate come il Cimitero, la Parrocchia, le botteghe, la Casa del Popolo…dove finalmente al sabato è permesso a tutta la famiglia di andare a celebrare il rito: guardare Canzonissima alla Tv! Per tutta la prima metà del romanzo il protagonista tenta invano di convincere i suoi ad acquistare un televisore, finché al capitolo 6:
Ecco il concetto, gli spiegò una sera a cena Rutilio, se quest’anno ce la fai ad essere promosso, avrai il tuo benedetto televisore. Fa fede la pagella però, ricordalo. Neanche una materia da riparare a settembre! Spartaco rimase fulminato con la forchetta sospesa a mezz’aria e pronta all’atterraggio di fortuna per l’avaria di un motore, gli occhi del pilota in cui si stava immedesimando in quel momento, scrutavano spaesati il paesaggio in cerca di una radura, di uno spiazzo in cui atterrare. Non aveva capito bene cosa contenesse in fondo quella sua uscita, perché aveva parlato in quel modo quando ormai era rassegnato all’idea che non ne avrebbero mai comprato uno. Temeva fosse l’ennesimo scherzo, o che si trattasse di un vero e proprio complotto. Ne erano capaci, tutti quanti...
(continua a pagg. 49/50)
Da questo breve assaggio di lettura, si può già avere un’idea dello stile scrittorio dell’autore, uno stile sobrio, che cerca, riuscendoci, di far sentire l’anima dei personaggi, pur andando dritto nelle situazioni. È uno stile, mi si passi il termine poco letterario, un po’ rock, un rock nostrano,
tradotto e fatto proprio dall’autore, che, nella versione specifica, quella musicale, lo ama e lo ha amato ascoltare e suonare, tanto da fondare a suo tempo un periodico dedicato a tale genere di musica.
Il romanzo percorre un brano di vita del ragazzino Spartaco che nell’Italia provinciale del benessere anni ’60 s’accorge di crescere dopo una cocente delusione provocata dagli adulti di casa (il televisore regalatogli era usato e per giunta non funzionava…) e, mentre viene accompagnato all’ospedale dopo l’ennesimo rocambolesco volo dalla bicicletta, elabora pensieri di consapevolezza che sembrano scavalcare il muro dell’infanzia per calarlo nei prati scoscesi, belli e ardui dell’adolescenza. Non so se la copertina del libro voglia alludere a questo.
Penso ci siano altri significati che anche il titolo del romanzo L’usignolo di provincia richiama. Si sente chiaramente l’eco del pasoliniano L’usignolo della chiesa Cattolica, una raccolta di poesie dove Pasolini esterna la sua delusione per una società falsa e vuota di coscienza morale e civile. Nella silloge, pubblicata nel ’58 da Longanesi, l’usignolo è l’alter ego dello scrittore il quale nelle poesie, come in tutti i suoi lavori, esprime una tensione spirituale in perenne conflitto con la carnalità della terra.
Angelo Australi, forse, con questo titolo, con l’immagine di copertina del libro, Icaro sospeso tra cielo e terra, ma con il romanzo stesso ha voluto rendere omaggio al grande scrittore che, come lui, racconta dell’usignolo per raccontare di se stesso, e lo fa usando la lingua di coloro a nome di cui parla . E niente più – come afferma l’epigrafe nella citazione tratta da I racconti di Kolyma di Salamov.
Così, l’usignolo, Spartaco e Angelo Australi diventano protagonisti d’una stessa storia di cui il romanzo ha messo a fuoco una porzione, componendo alcuni movimenti d’un ritmo che attende, forse, altre note, ulteriori sviluppi, prima di dirsi compiutamente realizzato.
L’usignolo di provincia