Caldodistampa
Nuova Marginalia, 01-12-2010, Vera Franci Riggio
Racconti che diventano un romanzo, dove il filo conduttore è rappresentato da un personaggio (Spartaco) già presente in due o tre libri precedenti di Australi ed in altrettanti racconti. I protagonisti sono: il già citato Sparaco, il padre Ernesto, il nonno Rutilio e l’amico Salamandra, tutti nomi tipicamente toscani, o meglio valdarnesi, poiché questo è il territorio dove Australi è nato e vive. C’è chi, un po’ semplicisticamente, attribuisce a questo tipo di narrativa il cliché
di aneddotico, bozzettistico e non riflette abbastanza sul fatto che tale modo di raccontare è, per naturale derivazione, strettamente connesso a  quella narrativa del secondo dopoguerra realistica e popolare, dove la tensione lirica e memorialistica è sempre calata in una dimensione quotidiana ed in contatto stretto con altre vite. Il linguaggio narrativo di Angelo Australi appartiene a queste realtà letteraria: è infatti profondamente immerso in una dimensione di quotidianità, della quale però
non resta prigioniero e, sia pure nella inevitabile conclusione che ogni racconto esige, lascia intravedere i numerosi altri possibili percorsi che si aprono come sempre, sulla pagina, anche dopo la parola fine che è conclusiva solo in apparenza. Sono dodici i capitoli del libro di Australi ed ogni capitolo, pur collegato agli altri, è una realtà a sé stante e gode di un’autonomia che lo rende perfettamente leggibile e godibile, al di là della sua collocazione nel libro stesso.
L’usignolo di provincia