Per amore o per finta
Ogniquindici, 04-12-2009, Augusto Spalletti
Per amore o per finta è un romanzo insolito: talmente insolito che non è neppure un romanzo ma piuttosto un affresco pop. Sì, perché come la pop art rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi, puntando direttamente a quella che di questa società è addirittura icona e metafora, la televisione, ma anche perché per farlo sceglie una scrittura dove gli stralunati avvenimenti si susseguono in una narrazione spumeggiante ed amara, ma sempre costruita come uno sberleffo.
D’altronde non è un caso che protagonista della vicenda sia un attore, anche se particolare, è un attore per caso, forse addirittura suo malgrado, che vive secondo copione anche la propria vita. Con un particolare non da poco, che la rivisita sprofondato nell’ignoto e inquietante buio di un coma, quindi in un limbo che rende traslucido e diversamente colorato - proprio come in un quadro di Andy Warhol compare il vero - il girato della propria vita che lui va rimontando fra ovvi timori e lucida ironia. E se al centro della sua vicenda personale c’è un grande amore, anche questo poco somiglia ai grandi amori della letteratura perché i tempi, sembra dirci Parenti, sono altri e le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell’intrattenimento
o della pubblicità impongono altri ritmi ed altre scenografie che trasformano anche un amore autentico in una costruzione artefatta proprio per sentirsi vero. D’altra parte cosa ci si può attendere da chi è abituato a recitare copioni che puntualmente assecondando i desideri del pubblico perché così impone un regista marpione? Che, tra parentesi, come tutti i personaggi, primo fra tutti il protagonista Other Berlina, hanno sempre dei nomi che sono tutto un programma, nell’essere in bilico tra la realtà e la sua manipolazione.
Va però detto che questa storia d’amore, che percorre gran parte del libro come una simbolica chiave di lettura, rivela alla fine tutta la sua virtualità. Infatti la narrazione si muove su due binari paralleli e intersecanti: da un lato le riflessioni del protagonista sulla sua condizione e su quel che teme gli possa accadere, dall’altro le vicende del suo lasciarsi vivere.
Così, tra l’umoristico e il grottesco, tra il farsesco e il ridicolo, si dipanano e si intrecciano le vicende, ora professionali, ora erotico – sentimentali, sempre tragicomiche, di un attore – ma anche di un uomo -  senza qualità, doti e vocazioni nella mani di astute ed esigenti manipolatrici delle esistenze altrui, una donna ma anche il mondo
della televisione. Già, perché su tutta la vicenda incombe anche questo tema attuale, quello dei rapporti tra la realtà ed il mondo virtuale della TV, deviante e corrosivo.
Una trama vitalissima e capace di continui colpi di scena quella orchestrata dall’Autore: apparentemente lieve e disimpegnata è, invece, tutta tesa a un feroce contrappunto nei confronti dello stato di cose esistenti, dei suoi banali e scadenti personaggi e protagonisti, delle loro velleità e ubbie. Ben sostenuti da un linguaggio tanto prosciugato ed essenziale quanto pungente e mordace, gli intrecci narrativi di Per amore o per finta evidenziano, col sorriso sulle labbra e senza mai ricorrere a facili moralismi, i vizi assurdi, le incoerenze, le insensatezze del tempo che ci è stato dato di vivere e dei suoi scialbi abitatori.
Così Parenti rivela uno sguardo che, se ha rubato alla pop art la voglia di descrivere la vita, la nostra vita, come aspetto del folclore urbano, non ha perduto il senso della provocazione, e dell’anarchia, che aveva caratterizzato il movimento dada, antesignano proprio della pop art.
E la sensazione finale è quella di avere letto una storia molto attuale che, se pure ci ha divertito, è crudelmente critica nei confronti della situazione in cui siamo immersi.   
Per amore o per finta