“Per amore o per finta” di Giuliano Parenti
Libere recensioni, 17-02-2009, Luciano Luciani
“Per amore o per finta”, il secondo romanzo di Giuliano Parenti, arriva in libreria appena un anno dopo la pubblicazione dei suoi “Racconti col fiato corto”, Mantova, 2007, trentuno storie insolite, surreali, spiazzanti, a testimonianza della inesauribile vena inventiva di questo ‘creativo’ a trecentossessanta gradi: pittore, scultore, pluripremiato autore di testi teatrali, radiofonici e microeditore dei deliziosi volumetti delle ‘Edizioni del Trito&Ritrito – All’insegna del Povero’ (libricini che non hanno prezzo “perché non sono in vendita da nessuna parte. Vengono regalati per simpatia verso chi li riceve e antipatia verso il Mercato con dispetto parlando”) - questo appartato scrittore toscano / lombardo dimostra di aver conseguito e mantenuto eccellenti livelli di un’invidiabile maturità artistica.
Così, dopo averci narrato, all’inizio del millennio appena iniziato, le quasi profetiche peripezie di Uliess, stralunato artista di discarica (Uliess, “lettore d’immondizie”, Il Grandevetro/Jaca Book, 2001), che dai sacchi di spazzatura
colmi di rifiuti urbani ricostruisce abitudini, mentalità ed esistenze degli uomini e delle donne che li hanno prodotti, in “Per amore o per finta” Giuliano Parenti ci propone un altro dei suoi eccentrici personaggi: questo si chiama Other Berlina, è un attore meno che mediocre, ma ha avuto la fortuna di imbroccare l’unico tipo di spettacolo adatto ai suoi modestissimi mezzi espressivi: la “fiction” televisiva seriale. Grazie al provato mestiere del burbero regista Hans Christian Coltellass, il Nostro è riuscito nell’impresa di entrare come in guanto nei panni dell’ispettore Quapur, un po’ 007 e un po’ Maigret, ottenendo sì uno straordinario successo di pubblico, ma anche la completa consapevolezza della propria assoluta inettitudine: “Guadagnavo montagne di soldi senza interpretare nessuno, recitavo me stesso e la mia incapacità di esternare quello che avevo dentro” (p. 27). Tanta fama e tanti quattrini, dunque, che, come piacevole corollario, comportano anche eccezionali, prestigiose e raffinate storie d’amore: per esempio, quella con Mary Effy, donna misteriosa
e insieme complicata e affascinante, di mestiere manager di una sofisticatissima multinazionale di profumi, quotata in Borsa… Così, tra l’umoristico e il grottesco, tra il farsesco e il ridicolo, si dipanano e si intrecciano le vicende, ora professionali, ora erotico-sentimentali, sempre tragicomiche, di un attore – ma anche di un uomo – senza qualità, doti e vocazioni nella mani di un’astuta ed esigente manipolatrice delle esistenze altrui.
Una trama vitalissima e capace di continui colpi di scena quella orchestrata dall’Autore: apparentemente lieve e disimpegnata è, invece, tutta tesa a un feroce contrappunto nei confronti dello stato di cose esistenti, dei suoi banali e scadenti personaggi e protagonisti, delle loro velleità e ubbie. Ben sostenuti da un linguaggio tanto prosciugato ed essenziale quanto pungente e mordace, gli intrecci narrativi di “Per amore o per finta” evidenziano, col sorriso sulle labbra e senza mai ricorrere a facili moralismi, i vizi assurdi, le incoerenze, le insensatezze del tempo che ci è stato dato di vivere e dei suoi scialbi abitatori.
Per amore o per finta