Gianna Manzini
Nata a Pistoia il 24 marzo 1896 (il padre, amatissimo, d’idee anarchiche, lasciò presto la famiglia e finì per ritirarsi in volontario esilio a Cutigliano, dopo avere partecipato ad alcune cospirazioni politiche) Gianna Manzini ha studiato al Magistero di Firenze, laureandosi in lettere con una tesi su Pietro Aretino. La sua formazione è avvenuta nell’ambiente colto e attento di “Solaria”, stringendo le prime amicizie (Eugenio Montale, Arturo Loria, Alessandro Bonsanti). Nel 1933 si è trasferita a Roma, dove è morta nel 1974, a pochi mesi dalla scomparsa del critico e scrittore Enrico Falqui, a cui fu lungamente legata, e dopo avere raggiunto una considerevole notorietà. Ebbe la direzione dei quaderni internazionali di Prosa, e durante la sua carriera di scrittrice acutissima nell’esplorare il mondo interiore (soprattutto femminile) e memoriale vinse alcuni prestigiosi premi: il Soroptimist per Il valtzer del diavolo (Milano, 1947), il Viareggio per La sparviera (Milano, 1956), e il Campiello per Ritratto in piedi (Milano, 1971), Fra le sue letture preferite compaiono i nomi di Dostojevskij, Tozzi, Valery e in primo luogo Virginia Woolf.
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