Alphonse Bernoud
Jean Baptiste (noto come Alphonse) Bernoud (1820-1889) ha sviluppato la sua attività di fotografo in Italia tra la fine degli anni Quaranta – e dunque nella prima ora della storia della fotografia – e gli anni Settanta. Ha sperimentato abilmente varie tecniche e procedimenti, come il dagherrotipo, probabilmente il calotipo e poi ampiamente il collodio. Se non il primo – come gli piaceva affermare –, certo è stato fra i primi a saggiare e proporre le nuove tipologie di fotografia, quella stereoscopica e quella formato carta da visita, in Italia, dove è stato anche pioniere dell’organizzazione commerciale della fotografia.
Ha ritratto sovrani, politici, militari, diplomatici, attori, autori letterari, artisti, uomini di scienza. Si è dedicato in anticipo sui tempi alla documentazione dell’arte sia antica che contemporanea. Tuttavia l’aspetto che caratterizza peculiarmente la sua opera è la ripresa di eventi di attualità con i reportage: quello – contestato – dei paesi del salernitano e della Basilicata colpiti dal terremoto del dicembre 1857; della linea ferroviaria Firenze-Pistoia in costruzione (1859); delle truppe inviate in Toscana da Napoleone III (1859); dei caduti di Lissa; dell’assedio di Gaeta; dei briganti delle campagne meridionali; delle navi sarde, francesi, o inglesi nel porto di Napoli; dell’Esposizione Italiana del 1861; dell’inaugurazione del monumento a Dante in piazza Santa Croce a Firenze (1865).
Negli anni Sessanta e Settanta «L’illustration. Journal Universel» utilizzò alcuni suoi scatti per realizzare illustrazioni xilografiche di suoi articoli. Bernoud ha anche coltivato la fotografia di costume e di genere, contribuendo alla vasta produzione in questo campo interpretata a Napoli. Una parte non trascurabile della sua opera viene ricoperta dalla veduta di architettura e di spazi urbani – spesso animata –, rappresentata dalle vedute stereoscopiche. È da notare la sua attenzione per alcuni edifici e spazi urbani moderni (per esempio opere di Poccianti a Livorno, di Matas, di Villa o di Poggi a Firenze, di Marasca, Grasso, Francesconi e Bechi a Napoli).
All’inizio degli anni Settanta Bernoud lasciò l’Italia per tornare a Lione, dove operò soprattutto come ritrattista, realizzando anche una serie di soggetti botanici. In Italia i suoi atelier vennero ripresi da Achille Mauri a Napoli, dai fratelli Bartolena a Livorno, da Gustavo Matucci a Firenze.
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