Coluccio Salutati

Coluccio Salutati (Stignano - Buggiano, 1331 – Firenze, 1406) è stato un politico e letterato italiano, considerato una figura culturale di riferimento del Rinascimento a Firenze.
Trasferitosi con la famiglia esule politica a Bologna, Coluccio compì studi notarili e viaggiò in molte città italiane finché nel 1374 giunse a Firenze. Nel 1375 Coluccio fu nominato Cancelliere di Firenze, la carica più importante nella burocrazia della Repubblica fiorentina che egli detenne fino alla morte. La maggiore conquista del suo mandato consistette nel salvare Firenze dalle ambizioni di conquista di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano. Sebbene fossero stati gravemente surclassati dalle forze milanesi, i fiorentini ebbero la meglio e riuscirono a salvare la loro indipendenza resistendo a dodici anni di guerra. Coluccio giocò un ruolo importante in questa situazione spronando il popolo fiorentino a difendere la sua tradizionale libertà e repubblicanesimo e difendendo la città egli stesso dalle accuse dei nemici attraverso l’opera Invectiva. La guerra durò fino alla morte di Gian Galeazzo nel 1402, lasciando Firenze in una posizione di potenza nell’Italia centro-settentrionale.
I meriti culturali di Coluccio Salutati furono forse anche superiori a quelli politici. Salutati formò, impiegando gran parte delle sue retribuzioni, una biblioteca amplissima, una collezione molto grande per l’epoca e simbolo del suo fervore culturale. Possedette antichi esemplari di libri rari nel Medioevo come Tibullo e Catullo, e una rarissima copia delle
Ad familiares, opera per lui fondamentale.
Fu anche l’animatore del Circolo dello Spirito Santo, sede di dibattito e convegno fra i dotti fiorentini ed ebbe una grande ammirazione per intellettuali come Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, che considerava degni di stima quanto gli autori classici. Inoltre nel 1397 invitò a Firenze lo studioso bizantino Emanuele Crisolora, il massimo esperto di greco “classico” e gli affidò la cattedra di letteratura greca facendo ritornare lo studio del greco in Occidente, che si era di fatto perso dall’epoca della guerra greco-gotica in poi salvo rarissime eccezioni, come Ottone III.

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